Nel febbraio del 1999 a Barcellona, ad un convengo internazionale, incontro Jean Pascal Debailleul, signore dall’età indefinibile, elegante e semplice. Gli chiedo di poter pubblicare un suo articolo sulla rivista culturale Insieme. Il mese dopo ad un altro convegno a Parigi, mi consegna il materiale. Leggo le pagine davanti a lui, e alla fine esclamo: ”Ma è bellissimo il tuo lavoro! Quando posso incominciare?”


Le fiabe della tradizione ci raggiungono attraverso il tempo per trasformare il nostro atteggiamento nei confronti della Vita e favorire il cambiamento, che dipende non dai nostri mezzi, ma dalla capacità del nostro cuore - rimasto innocente come quello di un bambino - di concepire il miracolo: diventare cosciente, quando la situazione sembra non avere soluzioni.

Non vi sono vittime nelle fiabe, perché la vita sostiene sempre la vita: il polo negativo è funzionale, necessario per educare e far maturare il cuore - la cui visione è chiusa a causa dell’intelletto orientato ai condizionamenti, che presto distrugge tutti i sogni.

Questa millenaria saggezza accompagna l’uomo a realizzare i sogni apparentemente impossibili (trovare l’anima gemella, costruire la casa, progettare e realizzare un’attività o un’opera innovativa, diventare genitori, trovare il lavoro adatto a noi, terminare gli studi…)

Quando siamo sfiduciati, quando gli ostacoli sembrano prevalere, quando i colpi si susseguono senza senso apparente - lì le fiabe ci invitano a tenere aperto il nostro cuore, a continuare a credere.

Sono una medicina potente e naturale, a base di quelle qualità infinite che la Vita ha depositato in ciascuno. Sentire l’esigenza di un cambiamento, partire da un lamento per ritrovarle ed espanderle, nutrire il nostro quotidiano con esse, per poi sviluppare la creatività ed i talenti che giacevano come addormentati.

Alla riscoperta del Re, dell’Eroe e della Fata che vivono in noi. Per riscoprire il proprio valore!