Associazione · Le nostre fiabe

Scrittura fiabe

Le fiabe nate dagli atelier di scrittura

 

In questa sezione portiamo alla ribalta dei lavori inediti: le fiabe nate durante i nostri atelier, scritte alla maniera degli antichi.

A ognuna l’onore di essere l’unica, prima di cedere il passo alla successiva.

Tutte raccontano come si fa ad attraversare il fiume dei sogni impossibili, fino a raggiungere l'altra riva dove cresce la consapevolezza di sé.

 

 

 

Una famosa scrittrice sconosciuta

Viveva in campagna da alcuni anni, come aveva sempre sognato. Era specializzata in sogni che si avverano. Questa poteva essere la sua cattedra universitaria. Nella carriera di Cantastorie, aveva allenato molte persone, di ogni età, a farlo. Perché il sogno viene dal cuore, le aveva detto un Maestro una volta. E lei un cuore prigioniero proprio non poteva sopportarlo. 

 

Dalla scrivania scorgeva oltre le finestre un giardino sempre rasato come barba di banchiere. La vicina mezza australiana lo radeva con cura. Il canto del pettirosso e l’abbaiare lontano le ricordavano la sua infanzia. L’odore di legna dai camini. Un posto perfetto per scrivere. Aveva anche questo dono. 

Ma voleva restare nascosta, come una bimba dietro il velluto rosso del palcoscenico. A cavalcare le scene, si rischiano brutti incontri, tanti gatti e tante volpi! Credeva di essere piccola. Temeva di non sapersi difendere. Dalla propria debolezza. Da quella altrui. Era già successo. E il tesoro di cui era custode era prezioso. E delicato. Come un fiore. Il fiore del Cuore. 

 

Amava la Verità in ogni declinazione: libertà, rispetto, dignità, gioia, divertimento, metodo, ritmo, semplicità. Questa era la sua Fortuna. Ora un nuova avventura la invitava a partire per un viaggio misterioso: scrivere per vivere. Non tanto per guadagnarsi da vivere, amici, no. Ma per vivere davvero quel fuoco che bruciava dentro. E che l’avrebbe davvero arsa viva se non l’avesse mostrato all’universo mondo. Brrr, che paura! 

 

Quel fuoco era freddo come lo spazio stellato. Era profumo di fiore notturno. Lei conosceva quella lingua essenziale. Un codice poetico, quasi una chiave, che parla al cuore dell’uomo e gli mostra il cuore dell’altro. Parla di stelle, cieli, notti, universi, cascate, farfalle e nidi di aironi e risa spensierate di bimbi. Eppure, pensava che il mondo là fuori l’avrebbe inghiottita. Quel piccolo mondo meschino. 

 

Meditava. Rintanata in casa scriveva, lavorava, riparava, inventava, promuoveva. A suo agio nelle galassie che evolvono, faticava nella vita fuori. Quella dentro sembrava più vera. Scriveva per tutti. Per le famiglie, le madri e le figlie, i padri e i gaglioffi. Racconti coi fiocchi, da leccarsi anche i baffi. Ancora e poi ancora, per scriverci sopra, inventare e creare. Per ridere insieme. E lì incontrare davvero quel cuore dell’altro, fosse pur prigioniero. E passargli una chiave, un sorriso, una stella. 

 

Armata di penna, la famosa scrittrice sconosciuta accompagnava già da anni i lettori a cambiare per il meglio. Una rivoluzione del Bene. Sottovoce, sottotraccia, sottotono, che nessuno se ne accorga. Un giorno i risultati furono così evidenti nei gruppi che seguiva, da essere desiderati anche da altri, contagiati dalla leggerezza. Come si fa, iniziarono a chiedere? Le allieve sparse come pane degli Elfi, nutrivano altri circoli ancora. E giunse il momento in cui potersi muovere insieme, come un’onda che rinnova, come una bora che spazza i cervelli e rinfresca. 

 

Lei viveva in campagna, come aveva sempre sognato. Le piacevano le chiacchere con gli operai, ascoltare le commesse, inventare progetti che durano per asili e scuole, aiutare sindaci e fior di professori. Farsi un caffè in mezzo alle rose, gli spaghetti con pochi amici, stendere al sole, correre in bicicletta con il suo amato, che tanto credeva in lei e la spronava a restare umile. Una vita per gli altri spesa viaggiando, con le allieve a imparare come si fa un mestiere che viene dal futuro. 

 

Per diffondere insieme un vento a bora fresca, che trasforma il pensiero e libera il cuore. L’essenza della sua medicina narrativa di fiabe e meditazione, guariva un linguaggio tecnico e portava energia nelle relazioni. È importante averne cura, scriveva: siamo il Creato, specchio del Suo Creatore che danza negli universi. Una medicina nuova eppure vecchissima, fatta di spirito e humour, di sacro e profano, così come è fatto l’essere umano. Di fango e oro uniti insieme, per scegliere il Bene. Per entrare dappertutto e fare crepe anche in quel piccolo mondo meschino. 

 

Amava essere teleguidata, ispirata dall’intuizione, che è Legge divina. Raccontava con semplicità di quell’Amore-per-Sempre che vive nel cuore dell’uomo. Di nascosto sfornò libri di auto-aiuto per il disagio della disabilità, per donne in preda a crisi di anzianità, per manager sconfitti dalle circostanze, per terapeuti in cerca di motivazione, per chi affronta la battaglia con una malattia grave, perfino con l’angelo della Morte. La sua vocazione era tessere insieme quel Canto alla voce di tutti, con gli esempi viventi e gli sforzi congiunti.

 

Quei preziosi insegnamenti si presero cura delle persone, che si aiutarono tra loro prima di ammalarsi, con progetti in connessioni inaspettate e senza costi elevati, ma con più alta coscienza che non se ne poteva più fare senza. Il cuore nelle umiliazioni era uno strazio insopportabile, ci fu una sollevazione popolare. Per le strade fiumi di persone trovarono il coraggio di abbattere vecchi stereotipi. Un movimento di tutti che non si sapeva da dove era partito, perché tutti insieme l’avevano costruito. Come quando si scoprirono i numeri e la scrittura, ora era di nuovo venuto il tempo di un passo importante per l’evoluzione. 

 

Un gioco di rete così sopraffino, solo un vero Maestro poteva averlo messo vicino. E chissà che insieme di allievi lo avevano poi realizzato. Si sparse la voce. In molti le chiesero di scrivere ancora, che la felicità era contagiosa e come le spore il vento la diffonde. Le donne ne erano il messaggero. Nelle scuole, negli ospedali, nelle aziende, nelle associazioni, dentro le famiglie e le prigioni, quelle anime sorelle si alleavano, consapevoli della trasformazione necessaria. “Il pianeta azzurro moriva, tam tam, aiuto, aiutateci. Abbiamo perso la bussola!”. 

 

Ma dentro, dove il Vero è più Vero, lei meditava. E trovava linguaggi nuovi e codici profumati all’essenza del Bene. Nell’orrore e nello scempio di ciò che di più nobile abita l’uomo, ora alla stregua di bestia asservito al più forte, lei trovava sostanza nel sogno di Unico Canto, di un Unico Seme. Tesseva le paure al respiro, ascoltava gli sforzi, risanava deserti nell’anima. 

Scintilla era il suo nome, che accende il trascendente nelle persone. Che ricorda un patto antico ora onorato. E la fine delle vessazioni, affinché l’uomo sia liberato. Libero di ascoltare il Cielo come un Canto nel Cuore. “Io sono un libro della Terra”. 

 

Canzone 

io sono un libro della Terra 

io sono un racconto di bambini 

io sono le poesie delle donne 

io sono il grido di battaglia dei guerrieri 

 

io sono un libro della Terra 

canto la canzone degli universi neri 

canto la ballata delle maremme 

canto il ritornello della felicità per sempre 

 

io sono un libro della Terra 

parlo una lingua che ci avvicina tutti 

parlo di una poesia che ci profuma e cresce 

parlo di una canzone di molto lontano 

 

io sono un libro della Terra 

che aspettava di morire ed è rinata 

che la Sostanza è diventata Maestra 

che ha infine risanato deserti interi 

 

io sono un libro della Terra 

che aspettava di morire ed è rinata 

che la Sostanza è diventata Maestra 

che ha infine risanato deserti interi

 

 

Piera Giacconi

Atelier di Scrittura intensivo agosto 2015

 



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