Associazione · Le nostre fiabe

Scrittura fiabe

Le fiabe nate dagli atelier di scrittura

 

In questa sezione portiamo alla ribalta dei lavori inediti: le fiabe nate durante i nostri atelier, scritte alla maniera degli antichi.

A ognuna l’onore di essere l’unica, prima di cedere il passo alla successiva.

Tutte raccontano come si fa ad attraversare il fiume dei sogni impossibili, fino a raggiungere l'altra riva dove cresce la consapevolezza di sé.

 

 

Tal Pina 

C’era una volta una bimba, Tal Pina. Aveva i capelli castani, una frangetta scomposta e i codini. Su uno, solitamente c’era un bel fiocchetto, sull’altro no, forse l’aveva perso oppure le piaceva di più così. Viveva in una casa grande, dove tutti erano sempre occupati a fare altre cose, a parte suo nonno. Un nonno bello, alto, con due bei baffoni, che la prendeva sulle ginocchia e le raccontava tante storie mentre fumava la sua pipa. Oppure insieme andavano alla soffitta, dove lui aveva una bella stanza grande che profumava di legno. Mentre lavorava in piedi, davanti al suo tavolo, parlava, raccontava e la bimba stava seduta sul pavimento. Ascoltava rapita e giocava con i trucioli che cadevano e formavano divertenti giocattoli.

 

Un mattino, quel nonno così amato se ne andò e la bimba non versò neppure una lacrima. Tutti pensarono che a lei non importasse molto. Comunque da quel giorno volle dormire nel letto dove aveva dormito lui e trascorreva i suoi pomeriggi nella stanza della soffitta, a ripetere gesti che tante volte aveva compiuto. Nelle sue orecchie, ancora la voce del nonno.

 

Gli occhi di Tal Pina erano di un bel colore azzurro, vivaci, intelligenti e birichini. Nessuno avrebbe immaginato mai che non ci vedeva, perché lei sapeva i trucchetti per vedere o far finta di vedere.

 

Ah sì, si vergognava un po’ e non lo avrebbe detto proprio a nessuno, non avrebbe mai portato gli occhiali, non voleva essere chiamata Quattrocchi, era già successo ma non l’aveva confidato neanche a sua mamma.

Da quando era morto il nonno, nessuno l’aveva più abbracciata o presa sulle ginocchia. Di lei dicevano tutti che era una bambina forte e che non aveva paura di niente, ma non era vero. Aveva tanta paura e si sentiva anche sola e triste, ma non lo dava a vedere. E nessuno poteva immaginare.

Così è cresciuta, vedendo il mondo intorno sempre un po’ sfuocato, ma lei aveva tanta fantasia e lavorava tanto di immaginazione. Sognava, sognava, sognava, e tutto quello che le era intorno, se non le piaceva, lei lo aggiustava. E sognava.

 

C’era una ragazza, i suoi occhi erano azzurri e tutti dicevano che erano belli, ma in fondo a essi c’era tanta tristezza. Agli occhi del mondo, lei aveva tutto ciò che serve per essere felici, ma non le bastava, avrebbe voluto anche un’altra cosa. Un abbraccio, una parola gentile, l’amore. La sua fortuna era di saper sognare ogni tanto. Sognava ma pensava che sarebbe stato sempre e solo un sogno; e i suoi giorni, lunghe e interminabili notti buie.

 

C’era poi una giovane signora, i suoi occhi erano blu come la notte buia e lei si sentiva al buio. Non riusciva a vedere nulla, non riusciva a vedere un futuro e pensava anche di non meritarselo, si sentiva un’incapace e non sapeva più sognare. Ma una mattina, si alzò sentendosi dentro una grande energia. Ciò che le era intorno, se non le piaceva, lei lo aggiustava. E sognava.

Nonostante la sofferenza a cui sarebbe andata incontro, decise che “ora basta!”, ora voleva vedere, si sarebbe tolta quel velo che, da sempre, le copriva gli occhi. Decise di recarsi da un uomo che tutti dicevano fosse un guaritore. Per arrivarci doveva inerpicarsi fino alla cima di un’alta montagna, fitta, fitta di alberi dai rami nodosi, lunghi e sottili come aghi. La salita sarebbe stata lunga e difficile.

 

I rami la graffiavano, le radici la facevano inciampare e lei pensava che era proprio un’imbranata, ma poi le foglie le massaggiavano i lividi e i frutti la saziavano, la pioggia la lavava e l’aria l’asciugava.

All’inizio del viaggio, quando si faceva notte, aveva paura. Mai una volta pensò di tornare indietro e all’alba si rincuorava e andava avanti, ogni giorno più spedita.

 

Dopo qualche tempo, neppure la notte le faceva più paura, aveva imparato a vederci anche al buio e tutto ciò che aveva intorno, ormai, era diventato amico. Una mattina, mentre il sole si stava levando nel cielo limpido, arrivò a una radura, in fondo alla quale c’era una piccola casa di legno.

 

Un Vecchio Signore si stagliò davanti alla porta e le disse: “Allora sei arrivata… e dimmi, cosa vorresti da me?”. Lei lo guardò e rispose: “Io so che voi guarite tutte le malattie e io… non riesco a vedere”. Lui la avvolse con occhi profondi e sorridendo le disse: “E come sei arrivata fin qui?”. “ Ma, non so”. “Ecco vedi? Tu non sai, tu non vedi… e riesci a scavalcare le montagne! Girati, guarda dove hai avuto il coraggio di arrivare e guarda bene anche tutto quello che ti circonda”.

 

Lei allora si girò e vide. Vide tutto un mondo intorno, limpido, chiaro, amico.

 

Capì improvvisamente che aveva compiuto una grande impresa, ma non le era sembrata tale poiché non aveva mai avuto abbastanza fiducia in se stessa. Ringraziò il Vecchio Signore e iniziò, con gambe leggere, la discesa. Ora finalmente piangeva ma rideva anche e sembrava una bimba. Stava andando incontro a una nuova vita, si sentiva capace, degna e adesso sapeva che si poteva meritare il meglio.

 

C’era una volta una bimba, poi c’era una ragazza e poi c’era una giovane signora.

 

Ora c’è una donna che accarezza amorevolmente quella bimba che aveva paura, abbraccia la ragazza e si prende cura della giovane signora. Sono tutte insieme e insieme si circondano di tutto l’amore che c’è. La vita appartiene loro completamente, ora tutto può accadere e sarà solo bello.

 

Dimenticavo, questa donna porta le lenti a contatto e quando legge ha bisogno di mettersi gli occhiali. Poi ha gli occhiali per quando si toglie le lenti, quelli per vedere lontano e quelli per vedere vicino.

 

Ma, a parte questi piccoli inconvenienti, ora ha il coraggio di guardare, ha imparato a vedere molto più in profondità e con un altro potente strumento, il suo cuore.

 

 

Giuliana Schneider

Atelier di Scrittura 2007



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