Formazione · Testimonianze

Dicono i formatori della formazione con le fiabe

 

Frequentare il corso di Piera è stato un grande regalo che la vita mi ha fatto. Conoscere altre persone in cammino, tonde, accoglienti, sincere, poliedriche, ecco sono caratteristiche che sono emerse attraverso l’atelier. Il cuore è un organo straordinario, qualunque elemento arriva lo trasforma. Penso sia tra le immagini più potenti che ho vissuto nel processo di scrittura. Amo le parole, consiglio a donne ed uomini di offrirsi la possibilità di fare l’esperienza delle fiabe e degli archetipi che rappresentano.

Maria Schiavo, Ciyo Faculty, marzo 2016, Roma


Dopo la lunga fiaba dei Grimm “L’uccello d’oro”, che richiede attenzione per tanto tempo ed è perciò fonte di un po’ d’impazienza, i ragazzi sono attenti: sanno che ora comincia la loro parte, dove saranno protagonisti.
Alle mie domande di tirocinante, rispondono con entusiasmo e partecipazione. Quale è la cosa più preziosa che possedete? Rispondono con un comportamento che sintetizza diverse qualità: la generosità, l’altruismo, la disponibilità, la bellezza, la bontà. Rispondono diretti, senza esitazione, desiderosi di partecipare la loro qualità più preziosa.
Rivolgo la domanda agli operatori, ma non riescono a riferire la loro qualità più preziosa; ci devono pensare. A incontro terminato, torno a casa con la consapevolezza che i ragazzi insegnano a noi, cosiddetti “normali”, a guardarci dentro alla scoperta del nostro valore.
Aurelia Barna, avvocato e mediatrice, aprile 2014, sul tirocinio svolto presso “Il Granello”, Centro Diurno Disabili Adulti di S. Vito al Tagliamento (PN)  

Ti ringrazio per il libro, che ho letto in questi giorni [marzo 2012, NdR] con grande piacere. Nelle parole scritte si sente tutta la carica di ciò che sta oltre la loro linearità, si avverte una tua urgenza di raccontare, di comunicare, che riproduce il contesto dell'ascolto partecipe e coinvolto di una storia. Interpreto come un segno di speranza, in realtà così tese come quelle aziendali, per uno spazio di rigenerazione che un "cantastorie" moderno può suggerire e tracciare. Del resto nel mio lavoro so che differenza fa l'insegnante che enuclea, e quello che racconta sapendo, però, perché e come lo fa! E nel Web, che abito da anni, i nodi di narrazione sono quelli che producono il senso condiviso.

Piervincenzo Di Terlizzi, Dirigente Scolastico ISIS "Torricelli", Maniago (PN)

 

Oggi ho fatto il mio secondo incontro di tirocinio con dei ragazzi quindicenni ed è bello vedere che aspettano con ansia che torni per farli entrare nell'incanto. 

È bello sentire che per loro la fiaba è troppo corta, perché nella fiaba si sentono a casa. 

Augusta Calderan, insegnante Liceo Leopardi-Majorana, Pordenone

 

L’esperienza di leadership femminile svolta nell’accompagnare lo sviluppo del gruppo CROccanti Fiabe del CRO di Aviano (PN) a mio avviso ha portato frutti positivi perché assieme ad Angelica Pellarini abbiamo adottato una leadership partecipativa basata sulla Qualità del Rispetto reciproco a partire dalle Qualità della Semplicità e dell’Umiltà. Perché un cantastorie che funge da leader non può non tener conto che egli stesso dovrà sempre essere collegato a una Qualità Essenziale. 

Cristina Bordin, arte-terapeuta e cantastorie de La voce delle fiabe, Treviso


La parola “fiabe” e scatta un profondo bisogno di parteciparvi. E lì apprendo che in ogni fiaba, la chiave di saggezza porta a credere nel Tutto-Possibile, nel miracolo. Capita anche a me: l’approccio assistenziale inizia nel momento in cui mi trovo di fronte una persona con un disagio.
Lei è prima di tutto un Essere con una propria identità, che è annebbiata o assopita dal disagio stesso. La malattia è il mezzo che il corpo utilizza per far riconoscere ed esprimere questa identità.
La mia relazione professionale è incentrata sull'ascolto. Come la persona vive l'attuale momento e come viveva prima. Chi è realmente: sogni e aspettative. Per meglio accompagnarla nel percorso di cura.
Posso confermare anche per successiva esperienza (ho approfondito il tema con alcuni brevi atelier, magicamente condotti da Piera Giacconi) che l'elemento chiave di ogni singola fiaba permette l'attivazione di una funzione interiore, la quale come un seme di rinascita porta la persona a un significativo cambiamento. A diventare consapevole del proprio immenso valore, poiché esiste in ognuno di noi qualcosa di eterno. Lo scopo di questa Vita è scoprirlo e lavorare a partire da lì. Grazie fiabe.
Renata Bellina, infermiera presso piattaforma assistenziale di Gemona, Udine

 

La fiaba è un compendio di quello che sono e sono stata
                  di quello che ho studiato
                  di quello che ho fatto
                  dei miei sogni
Mi piace lavorare con gli altri ma non avrei voluto fare la psicologa
Mi piace lavorare nel sociale ma non avrei voluto fare né il medico né l’infermiera né l’assistente sociale
Mi piace il rapporto educativo ma non avrei voluto fare l’insegnante
Mi piace ridere e far ridere ma non avrei potuto fare la comica
Mi piace la versatilità delle fiabe, la ricchezza di codici, la possibilità di sperimentare
Mi piace incontrare persone sempre diverse per età, carattere, professione, nazionalità
Mi piace prepararmi bene
Mi piace andare in profondità
Quando Piera ha detto “Un cantastorie non recita, è vero” ho pensato “Ah per fortuna!” perché nonostante ami il teatro non so recitare
“Il protagonista non siete voi, ma la fiaba” mi trasmette grande serenità
Non ho doti da oratrice ma sono bravissima a fare i collegamenti, le connessioni
Mi piace tantissimo spiegare concetti difficili con un linguaggio semplice (uno dei miei compiti è quello di semplificare)
… mi sono lasciata SORPRENDERE dalle fiabe!
Angelica Pellarini, arte-terapeuta e cantastorie de La voce delle fiabe, Udine

 

Il primo atelier l'ho frequentato il 2 e 3 luglio 2011. Da una intenso lavoro, inaspettato, sorprendente, di capovolgimento e disorientamento, è emersa la mia frase: "Io sono rinascita radicata e potente". In quel momento, e nei mesi immediatamente successivi, avevo l'impressione che fosse derivata dal passato, sul quale avevamo lavorato. Era la consapevolezza che, nonostante tutto, anzi proprio grazie a tutti gli accadimenti della mia esistenza, io sono rinascita radicata e potente. Questo è un aspetto che riguarda la relazione con il mondo fuori di me.
Il secondo atelier l'ho frequentato domenica 8 luglio 2012. Improvvisamente avevo avvertito il bisogno di partecipare, quasi a conclusione di un ulteriore percorso di ricerca. Ed ho incontrato la nostalgia per me stessa, ho sentito profondamente quanto io abbia bisogno di me, di risentirmi Una con me stessa, dopo tanto tanto tempo... Questo è un aspetto che riguarda la relazione con il mio Infinito. Ed è nata la frase: "Io sono ritorno al mio cuore".
Conclusione: i tre mesi successivi hanno ulteriormente verificato la solidità di questa nuova consapevolezza.
Ho superato le prove e ne sono emersa, ancora più rinata, ancora più radicata ed ancora più potente, quando dimoro nel cuore. GRAZIE!

Donatella Lavarini, Gestalt counsellor, Pordenone

 

Fino all’altro ieri avrei detto che un caso, o forse un colpo di fortuna, mi ha permesso di partecipare a un favoloso stage di arte-terapia con le fiabe, tenuto da Piera Giacconi per le Associazioni “ La Carovana dei Sorrisi” e “La Clownessa” che operano presso l’ospedale del Bambin Gesù di Roma, e non solo. Oggi dico che è stata la magia della vita e il mio desiderio infinito che mi ha messo in contatto con l’infinito dei possibili, permettendomi di realizzare questa straordinaria esperienza. Straordinaria anche perché la mia età, di circa 50 anni più avanzata di quella del resto del gruppo, non ha impedito un’integrazione perfetta.. Man mano che il lavoro procedeva mi sembrava che alcune tessere del mosaico della mia esistenza trovassero un ordine, un luogo, un senso. Non ho ricevuto strumenti né ho imparato tecniche ma mi è stata donata tanta “conoscenza”. Una “conoscenza” che sta operando in me provocando trasformazioni, consentendomi di trovare nuovi sentieri per procurare sollievo alle persone con le quali vengo in contatto non solo per il mio volontariato ma anche nella vita. Grazie a Piera ma anche grazie a Luisa che, in questa circostanza, ha avuto il ruolo della fata! Vi sono veramente grata.
Marinella Cellai, Roma, piccolabenares.wordpress.com

Le strade più impervie sono le più belle... ma anche le più inaspettate!
Ma cosa è impervio per te? Adesso che ti conosco meglio, sento sai "scioglierlo" anche negli altri.
Con affetto. Andrea
Andrea Vitullo, Inspire Sas, Milano

Piera ci chiede di ascoltare le fiabe con la pancia, non con la testa.
Senza capire bene cosa significhi ci proviamo. La fiaba è strana, non sembra di quelle solite favoline... quasi non mi trasmette nulla. Poi insieme siamo accompagnati a ripercorrere le emozioni: cosa ci ha colpito, che sensazione ci ha dato quel passaggio, quel personaggio... e dal nulla viene fuori in un attimo e come per magia tutto un "mondo interiore". Pregiudizi, paure, schemi inconsci... che con un'altra alchimia si trasformano da ostacoli in risorse.
La mia sensazione finale è quella di una grande abbondanza e una fiducia estesa e profonda, ma la cosa ancora più forte sono certe immagini e parole che risuonano nei giorni successivi: il famoso "varco creativo", credo, che ha il grande potere di farmi superare gli ostacoli e i blocchi del momento. Ogni incontro genera e rigenera! grazie
Federica Ghetti, ManagerZen, Rimini

"(...) Apprezzo molto questo tuo saper cogliere l'analogia tra il mondo aziendale - le sue attuali problematiche, i personaggi - e le storie fiabesche, trasferendone i profondi significati alle drammatiche vicende socio-organizzative.
Come ben dici, quello delle fiabe è uno strumento molto potente che può preservare la bellezza del futuro delle nuove generazioni e sostenerne il cambiamento positivo."
Wilma Siciliano, Università di Cosenza–Facoltà di Scienze politiche, Cosenza

 

La spia può essere, per esempio, l’aggressività che mi sollecita il comportamento di un paziente. Mi è successo ieri con una bimba. Allora: “Alt! Ti racconto la storia di Gualtiero”. E lei non solo mi ha ascoltato, ma fin dall’inizio ha interagito. Sono bastati alcuni minuti per raccontare la storia così come la ricordavo. Il suo atteggiamento e il mio si sono riallineati, permettendo la prosecuzione della fisioterapia con soddisfazione di entrambe, e anche del papà. Quando è venuto a prenderla ha trovato una bimba sorridente, rilassata, collaborante.
Emanuela Lodolo, fisioterapista, ASS n.3 Alto Friuli

 

Nell’attività di formatore da qualche anno utilizzo alcuni racconti che appositamente costruisco. Contengono situazioni relazionali tra le persone simili a quelle che si riscontrano in azienda. In questo modo ho introdotto una modalità destrutturata, inusuale e divertente che si ispira liberamente al metodo delle fiabe della tradizione, scoperto con Piera Giacconi. Le fiabe infatti sono molto potenti, sono un mondo di intensa energia, attivo in profondità in ogni individuo, che insegna a diventare consapevole dei propri comportamenti e delle conseguenze che provocano sugli altri.
Massimo Podenzani, Podenzani Associati, Milano


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