In questa sezione portiamo alla ribalta dei lavori inediti: le fiabe nate durante i nostri atelier. Ad ognuna l’onore di essere l’unica, prima di cedere il passo alla successiva.

Il sogno di Biancofiore
di Laura Orso

La fanciulla guardava l’alba… Aveva camminato tutta la notte e ora, stava lì sulla rupe ad attendere il momento del grande incontro…

Nel buio, lungo il sentiero, il ricordo la portò in un tempo lontano e le lacrime sgorgarono dai suoi splendidi occhi.

Piccola Stella” - rintronò la voce del vecchio Padre - “È giunto, per te, il tempo di andare nel Mondo. Sarà lì che dovrai agire.”

Ma Padre, io non so nulla. Cosa mai dovrei fare? Nel Mondo?!? Ho tanta paura…”

Non temere. Su di te farò calare un sonno profondo durante il quale inizierai a vivere un Sogno. Sarà lì che dovrai operare. Desidero donarti qualcosa di mio. Questo strumento ti permetterà di rimanere sempre collegata con me. In realtà, nel sogno che vivrai sarai tu stessa lo strumento attraverso il quale io riceverò le richieste di chiunque ascolterai e vedrò le condizioni di chiunque guarderai, e io ti indicherò cosa fare. Io sono un Padre e amo i miei figli, ma loro non sanno niente, guardali, dormono e basta… E ricorda… c’è un tempo per ogni cosa. Ti dimenticherai di te e ti dimenticherai di me, e poi finalmente mi cercherai. Io che sono tuo Padre, in tutto questo sarò sempre al tuo fianco. Solo che ad un certo punto, la necessità di realizzarti sarà così forte che sentirai il bisogno di incontrarmi. Ebbene, quando sarai pronta, sali sulla rupe a Nord-Est e aspettami. Buonanotte!”

Un giorno, nel Regno di Verdefoglia, in una piccola culla Biancofiore aprì gli occhi e, per la prima volta, vide mamma e papà che con smorfie e sorrisi le donavano dolci parole.

Il Sogno era iniziato…

Cresceva bene. Era proprio una brava bambina, “docile e brillante” dicevano di lei gli educatori e la sua grande ambizione era diventare insegnante. A scuola ammirava sbalordita la maestra che sapeva raccontare cose meravigliose. Scoprire la vita era una magia!

Ma un bel giorno la vita di Biancofiore cambiò radicalmente. Nel Regno era arrivata la nuova maestra…

Il sogno della dolce bambina presto si trasformò in un incubo. Era troppo piccola per sapere che non tutti sono buoni e onesti e si sentì tradita. E così costruì una torre dove decise di rinchiudersi per proteggersi. All’inizio si trattava di un semplice muro, ma nel tempo, ad ogni ingiustizia che le sue orecchie udivano e i suoi splendidi occhi vedevano, aggiungeva nuovi mattoni fino a raggiungere un’altezza inaccessibile a chiunque. La sua era la torre più alta del Regno. Tutto sotto controllo, ma… mai un contatto… mai uno scambio. Si era inventata un mondo fantastico per sopravvivere a tale solitudine!

Ormai grande, Biancofiore considerò l’idea di scendere dalla torre per conoscere le altre persone, i suoi fratelli, che dall’alto guardava con interesse. Ma chi erano costoro? Dove andavano così freneticamente? A cosa pensavano? Quanto disordine! A quel punto osservò di essersi isolata per troppo tempo e né lei conosceva loro né loro sapevano di lei…

Con un bisogno immenso di vivere, seppur ostacolato da una grande paura di vivere, ispirata dalla Necessità di conoscere se stessa attraverso gli altri, trovò dentro di sé una risorsa infinita di Forza per rispondere a una questione vitale “Qual è la mia missione?”.

Un giorno dalla torre udì il Re Altofusto lamentarsi dei suoi consiglieri. Si era erroneamente fidato troppo di loro e cominciava a dubitare che lo volessero raggirare. Agli occhi dei sudditi la sua dignità non doveva risultare offesa. Biancofiore ebbe subito chiara la situazione. Il suo bagaglio era colmo di strumenti che si era conquistata osservando la vita del Regno dall’alto della sua torre. Quale era in realtà il suo vero talento?

Riusciva a vedere cosa si nascondesse dietro ogni cosa, la verità di chi abusava e di chi subiva. Con grande presenza in questi contrasti, lei viveva questa magica ispirazione! Forse aveva trovato il modo di riportare l’ordine nel Regno.

E un bel dì decise di costituire un esercito di persone che come lei avrebbero deciso di seguire il profumo della propria Essenza.

“Comincerò dal Re Altofusto!” Disse tra se e se e se ne uscì dalla torre senza esitare. Era la prima volta che respirava quell’aria e tutto le sembrava magico. Fu mossa da una tale curiosità, in quel mondo sconosciuto, che in breve il suo grande desiderio di conoscenza fu esaudito. Stava diventando consapevole.

Per un lungo periodo visse con le persone più svariate, imparando che in ognuna di esse c’era un mondo completo e spesso molto confuso. Amava riconoscersi attraverso le loro storie e alla fine della giornata il suo pensiero tornava alla torre. Quello era un mondo a sé e in qualche modo temeva di perderlo. Ma ormai la vita la proteggeva con le sue grandi braccia, perché Biancofiore viveva nella fede e l’alleanza creatasi era sacra.

Nel mentre, a corte accadde che i consiglieri del Re quasi usurparono il trono; avidi di fama e di Potere stavano portando il regno alla rovina. I sudditi, scossi dalle incresciose vicende, temendo per la propria incolumità e quella del loro amato Re, chiesero a Biancofiore di intercedere presso il sovrano per riportare l’ordine e la serenità.

La fanciulla tornò nella torre e vi rimase il tempo necessario per elaborare un progetto, a detta sua, mirato ed efficace. Quando si sentì pronta andò alla corte del Re Altofusto e si propose per mediare fra i suoi consiglieri e i sudditi, al fine di creare una corretta comunicazione osservando i diritti e i doveri dei cittadini nei confronti della società, per un bene comune.

Il Re, esausto ma affascinato dalla onorabilità del progetto di Biancofiore, istituì un nuovo organo per la tutela dei diritti, della libertà e della rispettabilità di ognuno, presieduto dalla fanciulla. Tale fu il successo che il progetto fu realizzato dai Regni vicini. Il Re Altofusto fece organizzare una grande festa in onore di Biancofiore, che fu acclamata da tutta la popolazione. Ma quando il Re, colmo di gratitudine, durante il discorso la fece convocare per accogliere ed esaudire il desiderio più profondo che si celava nel cuore della fanciulla, non vi fu verso di trovarla.

Per favore, trovatela e ditele che sono disposto a cederle la mia corona, se questo è il suo desiderio!”

Fu attraverso l’abbandono a quanto la vita aveva chiesto a Biancofiore che ella poté realizzare la sua opera scegliendo la giusta soluzione in un mare infinito di coincidenze e di possibilità. Ma ora, qual era la cosa che desiderava di più? Biancofiore sentì una grande nostalgia nel suo cuore e mentre tutti danzavano e cantavano si incamminò, e giunta ai piedi del monte, decise di salire sulla rupe a Nord-Est. Doveva arrivare in tempo. Intanto scese la notte sul Regno di Verdefoglia e la tristezza avvolse gli animi.


Biancofiore guardava l’alba e mentre veniva rapita dal ricordo di un tempo lontano, il vecchio Padre le si sedette accanto e l’abbracciò.

Ti stavo aspettando, piccola Stella. Hai portato a termine il tuo compito e ora dovrei portarti con me, ma vedo che c’è un desiderio nel tuo cuore. Quindi tornerai nel mondo, perché ora inizierà la tua nuova impresa. Ho inviato i tuoi occhi affinché io vedessi cosa succede laggiù. Ora invio il tuo cuore per trasmettere l’Amore di cui io sono dispensatore. Ce n’è un gran bisogno! Fra poco calerai di nuovo in un sonno profondo. Scendi a valle, dolce piccola Stella. E sogna! Porta nei loro cuori la gioia di rivederti e la festa avrà nuovamente inizio. Non accennare al nostro incontro, mi rivelerò attraverso te. Insegna loro quello che sai; nel tuo sogno non volevi, forse, diventare maestra? Esci dal Regno e visita altri Regni, posa le tue mani su coloro che incontrerai. Basterà solo che tu appoggi la mano su qualcuno e qualcosa di meraviglioso accadrà. Te lo prometto. Le mani sono lo strumento del cuore. Trasmetti l’Amore di cui tu sei canale e insegna a sognare! Quando sarai stanca di camminare, quella volta, io che sarò sempre con te, all’ora del tramonto, ti porterò con me. La tua luce tingerà il cielo di bellissimi colori, che mai prima si sono manifestati e mai più si ripresenteranno tali… Perché piangi, cara? Le lacrime sono la rugiada del cuore. Ma… perché ci sia la rugiada ci vuole la notte. Dormi serena, ora. Buonanotte!”

Udine, giugno 2004