La forza del sogno
di Davide Tiezzi

Din din din…“Fate felici i vostri bambini, costa solo pochi soldini!”
Piano con quella campanella! E perché poi insiste con questa frase? Capisco che ha fatto la rima, ma non sarebbe meglio “Fate provare un’esperienza unica ai vostri bambini, fategli cavalcare il nobile destriero bianco, nato nelle scuderie di sua Maestà…
Va bene, non è vero, sono un umile somarello e per di più gli anni passano, non sono più un giovanotto… però sarebbe più invitante, no? In fondo quando salgono in groppa i bambini sono felici, io li sento. Per loro è come cavalcare uno stallone reale, non pensano mica che stanno facendo un monotono giro di un polveroso Luna Park di un paesello di provincia, lontano secoli e secoli dal castello del Re.
Almeno non tutti. Qualcuno è già venuto con me, abbiamo cavalcato in riva al mare, io potevo sentire il fresco delle onde sulle zampe, loro il brivido degli schizzi sul volto… e comunque io lo so che un giorno sarà così.

Me la ricordo benissimo quella notte. Era una notte speciale, la neve era iniziata a cadere già nel pomeriggio e ormai aveva imbiancato tetti e strade. Era bello andarsene in giro in quell’atmosfera ovattata, nella città finalmente silenziosa e pulita, appena rischiarata dalla luce gialla dei lampioni.
Mi piaceva osservare all’interno dei primi piani delle case i preparativi per la notte, le mamme che mettevano i bambini a letto, le luci che pian piano venivano spente…
Fu proprio nella piazzetta del mercato, vicino alla fontana che si era ghiacciata, che apparve Lei.
Come era bella, avevo avvertito la sua presenza alle mie spalle senza bisogno di voltarmi, il fruscio della sua veste, l’odore dei suoi capelli. Avevo intuito il suo sorriso senza vederlo.
Non aveva parlato ma io ho capito. Mi è bastato chiudere gli occhi e ho visto. Sì, ho visto con gli occhi chiusi. È bellissimo sapete? Dovreste provare! Chiudete gli occhi e concentratevi sul cuore, entrerete in un mondo magico, dove tutto è realizzabile.
E io ho visto ciò che accadrà solamente fra tre lune. Da quel giorno sarebbe dovuto passare un anno e ormai ci siamo, manca poco, solo tre lune.
So già tutto, ho ripercorso la giornata che arriverà mille volte nella mia mente… dovrò uscire dalla città, prendere il vecchio sentiero che va verso il lago del Soffio, aspettare che la luna piena si rifletta nell’acqua calma e poi… lo vedrò. Vedrò quello che diventerà il mio compagno di viaggio, la persona con cui inizierò a correre, correre come non ho mai fatto, per portarlo dove vorrà lui, nel suo luogo del sogno segreto.
Ma chi sarà? Lei mi ha detto che è qualcuno che ho già incontrato. Ma chi? Potrebbe essere quel ragazzino lentigginoso e mingherlino che mi ha guardato a lungo negli occhi prima di salire in groppa… no, non credo, lo sentivo impaurito, non si fidava completamente di me.
Oppure quello grande e grosso con l’aria spavalda di chi sa il fatto suo… speriamo di no, non mi piaceva il suo sguardo!
O quello che non smetteva di giocare al videogame anche mentre passeggiavamo? Sarebbe veramente inaspettato.
Non lo so… ma potrebbe anche essere una bambina, non ci avevo pensato! Bionda, riccia, con gli occhiali, magra, sorridente o triste… chissà?
Bèh, chiunque sia, spero arrivi presto il momento.

“Fate felici i vostri bambini, costa solo pochi soldini!”
Ci siamo. È l’ultima volta che la sento, questa frase. Il padrone non è stato cattivo con me, ma adesso è tempo che vada. Tanto tra poco mi avrebbe mandato via comunque, finalmente è riuscito a comprare la giostra con tutti quei cavallini bardati di oro e argento, tutti colorati…
Finisco la giornata e me ne vado, per sempre!
Brrr, che freddo stasera! Fortuna che ha smesso di nevicare. Vado.
Sì, il sentiero è rimasto ancora come una volta, ormai non ci passa più nessuno quaggiù. Speriamo di non scivolare, mi sto facendo vecchio ormai… laggiù c’è l’antico mulino, quindi dovrei essere quasi arrivato, ancora un piccolo sforzo.
Oooh, ma è una meraviglia! È rimasto tutto immutato negli anni. Ecco gli abeti con i loro rami carichi di neve, come sono diventati grandi e forti! E la radura con l’erba che sembra d’argento alla luce della luna… ed ecco il lago, calmo e silenzioso.
Mi avvicino. Posso ascoltare il battito del mio cuore, sento ogni muscolo del mio vecchio corpo in tensione. Paura? No, quella no… almeno credo!
È che non so cosa aspettarmi. Lei mi ha detto che sarò felice. E io ci credo. Voglio crederci. Chi arriverà?

Passa il tempo, ma qui non arriva nessuno… che freddo! Che mi sia sognato tutto quella notte? O Lei mi ha ingannato? No, non può essere.
Ehi, che cos’è quella luce tremolante là in fondo? Si avvicina. Adesso sento le zampe come se fossero di piombo, non riesco a muovere un passo.
Una voce soave, calma e bellissima: “Benvenuto” mi sussurra come un alito di vento.
“Sei pronto?” chiede, con il suono dell’onda che lambisce la riva.
“Sono pronto!” riesco a rispondere con tutto il coraggio rimasto.
“Bene, allora chiudi gli occhi e inizia a galoppare” sento che mi dice la voce come se provenisse da un fuoco scoppiettante nel camino.
“Ora ti riconosco!” esclamo, “tu sei quel ragazzino con una voce meravigliosa. Quando hai iniziato a cantare tutti si sono fermati di colpo. È durato pochi secondi ma ha lasciato tutti sbigottiti e senza fiato, poi tuo padre ti ha preso per un braccio e trascinato lontano.”
“No, non era mio padre. Non lo vedo dalla nascita, sono stato portato via quando ero in fasce. Ora devi aiutarmi a realizzare un sogno, amico mio” così parla il ragazzo facendo uscire dalla sua bocca un suono simile a uno scroscio di pioggia estiva.
“Corri allora amico mio, corri e fermati solo quando vedrai una casetta rossa, di legno, col tetto bianco e due persone sedute sulla veranda!”
Riesco finalmente a muovere una zampa, poi l’altra… ora cammino, corro… volo! Ho la sensazione di poter arrivare fino in capo al mondo con questo ragazzo sulle spalle. Vedo scorrere ai miei fianchi la campagna, poi paesi, campanili, fiumi, le montagne. Le superiamo con una planata leggera, è facilissimo, basta seguire le correnti. In lontananza vedo un nastro luccicante, ma è lontano… cos’è? Non mi sono mai mosso dal paese, non ho mai visto nulla di tutto ciò, ma sono sereno.

Poi mi rendo conto di avere gli occhi chiusi. Ma allora è vero quello che diceva Lei. Basta chiudere gli occhi, pensare col cuore… tutto può accadere. So che anche il ragazzo, aggrappato al mio collo, sta con gli occhi ben chiusi. Allora… stiamo sognando lo stesso sogno, abbiamo una forza incredibile, possiamo arrivare ovunque!
Quello laggiù è il mare, come l’avevo sempre sognato.
“Scendi” ordina il ragazzo con dolcezza, facendo udire appena un fruscio. Obbedisco e mi lascio trasportare dolcemente dalle calde correnti marine. Tocco terra giusto al limitare della spiaggia, mettendo le zampe nell’acqua e facendolo scendere. Adesso cammina sulla sabbia bagnata, va verso una casa rossa… ma allora ce l’abbiamo fatta! Apro gli occhi.
Sta abbracciando un uomo e una donna e piange. Di felicità. Ha realizzato il suo sogno. Forse ancora no. Vedo che entra nella casa, si avvicina a una scrivania, si siede. Inizia a scrivere. E a cantare. E le parole e il suono che ne escono sono di una dolcezza mai udita. Ora è veramente felice.
Torno a chiudere gli occhi, ricomincio a galoppare e quando li riapro vedo in lontananza tre mani che mi salutano. Ora piango anche io.
Di felicità.

Monza, 7 luglio 2008