Din din din…“Fate felici
i vostri bambini, costa solo pochi soldini!”
Piano con quella campanella! E perché poi insiste
con questa frase? Capisco che ha fatto la rima, ma non sarebbe
meglio “Fate provare un’esperienza unica ai vostri
bambini, fategli cavalcare il nobile destriero bianco, nato
nelle scuderie di sua Maestà…”
Va bene, non è vero, sono un umile somarello e per
di più gli anni passano, non sono più un giovanotto… però sarebbe
più invitante, no? In fondo quando salgono in groppa
i bambini sono felici, io li sento. Per loro è come
cavalcare uno stallone reale, non pensano mica che stanno
facendo un monotono giro di un polveroso Luna Park di un
paesello di provincia, lontano secoli e secoli dal castello
del Re.
Almeno non tutti. Qualcuno è già venuto con
me, abbiamo cavalcato in riva al mare, io potevo sentire
il fresco delle onde sulle zampe, loro il brivido degli schizzi
sul volto… e comunque io lo so che un giorno sarà così.
Me la ricordo benissimo quella notte. Era una notte speciale,
la neve era iniziata a cadere già nel pomeriggio e
ormai aveva imbiancato tetti e strade. Era bello andarsene
in giro in quell’atmosfera ovattata, nella città finalmente
silenziosa e pulita, appena rischiarata dalla luce gialla
dei lampioni.
Mi piaceva osservare all’interno dei primi piani delle
case i preparativi per la notte, le mamme che mettevano i
bambini a letto, le luci che pian piano venivano spente…
Fu proprio nella piazzetta del mercato, vicino alla fontana
che si era ghiacciata, che apparve Lei.
Come era bella, avevo avvertito la sua presenza alle mie
spalle senza bisogno di voltarmi, il fruscio della sua veste,
l’odore dei suoi capelli. Avevo intuito il suo sorriso
senza vederlo.
Non aveva parlato ma io ho capito. Mi è bastato chiudere
gli occhi e ho visto. Sì, ho visto con gli occhi chiusi. È bellissimo
sapete? Dovreste provare! Chiudete gli occhi e concentratevi
sul cuore, entrerete in un mondo magico, dove tutto è realizzabile.
E io ho visto ciò che accadrà solamente fra
tre lune. Da quel giorno sarebbe dovuto passare un anno e
ormai ci siamo, manca poco, solo tre lune.
So già tutto, ho ripercorso la giornata che arriverà mille
volte nella mia mente… dovrò uscire dalla città,
prendere il vecchio sentiero che va verso il lago del Soffio,
aspettare che la luna piena si rifletta nell’acqua
calma e poi… lo vedrò. Vedrò quello
che diventerà il mio compagno di viaggio, la persona
con cui inizierò a correre, correre come non ho mai
fatto, per portarlo dove vorrà lui, nel suo luogo
del sogno segreto.
Ma chi sarà? Lei mi ha detto che è qualcuno
che ho già incontrato. Ma chi? Potrebbe essere quel
ragazzino lentigginoso e mingherlino che mi ha guardato a
lungo negli occhi prima di salire in groppa… no, non
credo, lo sentivo impaurito, non si fidava completamente
di me.
Oppure quello grande e grosso con l’aria spavalda di
chi sa il fatto suo… speriamo di no, non mi piaceva
il suo sguardo!
O quello che non smetteva di giocare al videogame anche mentre
passeggiavamo? Sarebbe veramente inaspettato.
Non lo so… ma potrebbe anche essere una bambina, non
ci avevo pensato! Bionda, riccia, con gli occhiali, magra,
sorridente o triste… chissà?
Bèh, chiunque sia, spero arrivi presto il momento.
“Fate felici i vostri bambini,
costa solo pochi soldini!”
Ci siamo. È l’ultima volta che la sento, questa
frase. Il padrone non è stato cattivo con me, ma adesso è tempo
che vada. Tanto tra poco mi avrebbe mandato via comunque,
finalmente è riuscito a comprare la giostra con tutti
quei cavallini bardati di oro e argento, tutti colorati…
Finisco la giornata e me ne vado, per sempre!
Brrr, che freddo stasera! Fortuna che ha smesso di nevicare.
Vado.
Sì, il sentiero è rimasto ancora come una volta,
ormai non ci passa più nessuno quaggiù. Speriamo
di non scivolare, mi sto facendo vecchio ormai… laggiù c’è l’antico
mulino, quindi dovrei essere quasi arrivato, ancora un piccolo
sforzo.
Oooh, ma è una meraviglia! È rimasto tutto
immutato negli anni. Ecco gli abeti con i loro rami carichi
di neve, come sono diventati grandi e forti! E la radura
con l’erba che sembra d’argento alla luce della
luna… ed ecco il lago, calmo e silenzioso.
Mi avvicino. Posso ascoltare il battito del mio cuore, sento
ogni muscolo del mio vecchio corpo in tensione. Paura? No,
quella no… almeno credo!
È che non so cosa aspettarmi. Lei mi ha detto che
sarò felice. E io ci credo. Voglio crederci. Chi arriverà?
Passa il tempo, ma qui non arriva nessuno… che freddo!
Che mi sia sognato tutto quella notte? O Lei mi ha ingannato?
No, non può essere.
Ehi, che cos’è quella luce tremolante là in
fondo? Si avvicina. Adesso sento le zampe come se fossero
di piombo, non riesco a muovere un passo.
Una voce soave, calma e bellissima: “Benvenuto” mi
sussurra come un alito di vento. “Sei pronto?” chiede, con il suono dell’onda
che lambisce la riva. “Sono pronto!” riesco a rispondere con tutto
il coraggio rimasto. “Bene, allora chiudi gli occhi e inizia a galoppare” sento
che mi dice la voce come se provenisse da un fuoco scoppiettante
nel camino. “Ora ti riconosco!” esclamo, “tu sei quel
ragazzino con una voce meravigliosa. Quando hai iniziato
a cantare tutti si sono fermati di colpo. È durato
pochi secondi ma ha lasciato tutti sbigottiti e senza fiato,
poi tuo padre ti ha preso per un braccio e trascinato lontano.” “No, non era mio padre. Non lo vedo dalla nascita,
sono stato portato via quando ero in fasce. Ora devi aiutarmi
a realizzare un sogno, amico mio” così parla
il ragazzo facendo uscire dalla sua bocca un suono simile
a uno scroscio di pioggia estiva. “Corri allora amico mio, corri
e fermati solo quando vedrai una casetta rossa, di legno,
col tetto bianco e due persone sedute sulla veranda!”
Riesco finalmente a muovere una zampa, poi l’altra… ora
cammino, corro… volo! Ho la sensazione di poter arrivare
fino in capo al mondo con questo ragazzo sulle spalle. Vedo
scorrere ai miei fianchi la campagna, poi paesi, campanili,
fiumi, le montagne. Le superiamo con una planata leggera, è facilissimo,
basta seguire le correnti. In lontananza vedo un nastro luccicante,
ma è lontano… cos’è? Non mi sono
mai mosso dal paese, non ho mai visto nulla di tutto ciò,
ma sono sereno.
Poi mi rendo conto di avere gli occhi chiusi. Ma allora è vero
quello che diceva Lei. Basta chiudere gli occhi, pensare
col cuore… tutto può accadere. So che anche
il ragazzo, aggrappato al mio collo, sta con gli occhi ben
chiusi. Allora… stiamo sognando lo stesso sogno, abbiamo
una forza incredibile, possiamo arrivare ovunque!
Quello laggiù è il mare, come l’avevo
sempre sognato. “Scendi” ordina il ragazzo con dolcezza, facendo
udire appena un fruscio. Obbedisco e mi lascio trasportare
dolcemente dalle calde correnti marine. Tocco terra giusto
al limitare della spiaggia, mettendo le zampe nell’acqua
e facendolo scendere. Adesso cammina sulla sabbia bagnata,
va verso una casa rossa… ma allora ce l’abbiamo
fatta! Apro gli occhi.
Sta abbracciando un uomo e una donna e piange. Di felicità.
Ha realizzato il suo sogno. Forse ancora no. Vedo che entra
nella casa, si avvicina a una scrivania, si siede. Inizia
a scrivere. E a cantare. E le parole e il suono che ne escono
sono di una dolcezza mai udita. Ora è veramente felice.
Torno a chiudere gli occhi, ricomincio a galoppare e quando
li riapro vedo in lontananza tre mani che mi salutano. Ora
piango anche io.
Di felicità.
Monza, 7 luglio 2008
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